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Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap4#4
giorgal73
04.05.2026 |
16.234 |
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"Poi Abdul estrae il cazzo dalla bocca e la fa girare, le sputa in faccia e poi la bacia, succhiando via i suoi stessi umori..."
Natale perverso – Capitolo 4 – Relax meritatoParte 4 di 6
Mahmoud allora mi gira, mi solleva di peso, mi mette a quattro zampe accanto a Michela e punta dritto al mio buco. Lo allarga con le dita, ci sputa sopra, poi parte deciso. Sento la pressione, il bruciore, il dolore che si trasforma subito in piacere, un piacere così acuto che mi fa tremare le mani. Michela mi guarda di lato, gli occhi liquidi di lacrime e di orgasmo, le nostre bocche si incollano e ci baciamo anche mentre i due ci sculacciano, ci prendono a schiaffi sulle chiappe e ci sculacciano ancora, come a voler fissare nella carne il ricordo di quella notte.
Non esiste più niente fuori dal letto, dalla camera, dalla pelle sudata e dai gemiti. Sento il cazzo di Mahmoud che pulsa dentro di me, ogni movimento mi fa sentire più piena, più viva, più disperata di piacere. Michela gode ad alta voce, si lascia andare, mi morsica la spalla, mi gratta con le unghie sulle costole. Abdul alterna colpi rapidi e colpi profondi, mi sembra di guardare una scena di guerra, una resa dei conti dove le armi sono solo la carne e la sottomissione.
Poi succede una cosa che non avevo previsto: Abdul estrae il suo cazzo enorme dal culo di Michela e, con un solo gesto, me lo spinge in bocca. Non riesco ad aprire abbastanza la mascella, ma lui insiste, mi scopa la gola senza pietà, e io sento il sapore del mio corpo, il sapore di Michela, il sapore salmastro del suo piacere che si mescolano e mi attirano verso un abisso nuovo. Mahmoud intanto mi scopa ancora, sempre più forte, mi sento quasi svenire dal piacere, il cervello che si spegne e si riaccende a ogni spinta.
Poi sento il cazzo di Mahmoud che si gonfia dentro di me, la pressione che aumenta, il fiato che si spezza. Mi dice qualcosa in arabo, una frase che non capisco ma che mi entra nel cervello come una preghiera. Sento lo sperma che mi riempie il culo, un’ondata calda che scivola all’interno e mi fa venire ancora, ancora, il mio corpo che si scrolla e si irrigidisce, ogni muscolo teso come se stessi per morire. Urlerei, se non avessi la bocca piena del cazzo di Abdul, che ora si tende, mi scopa la gola fino in fondo e poi mi riempie la bocca di sperma, un sapore amaro, denso, che mi cola dagli angoli delle labbra.
Non basta: Mahmoud esce e con un altro gesto mi infila il suo cazzo nel buco che Abdul ha appena lasciato. Sento il burn, la bruciatura dolcissima del mio culo che si dilata di nuovo, la sensazione di essere invasa, dominata, ma anche completamente padrona della scena. Michela riceve lo stesso trattamento: Abdul la scopa in figa, le mani che le stringono i fianchi e la sollevano a ogni colpo, poi quando la sento gemere più forte capisco che la sta riempiendo di nuovo, una seconda colata di sperma che la fa tremare tutta, la schiena inarcata, le braccia che cedono, la testa che si abbandona sul cuscino con un sorriso beato.
Quando finiscono, restiamo lì, stese una accanto all’altra, le gambe intrecciate, i corpi madidi e grondanti di sudore. Abdul e Mahmoud si allontanano dal letto come due re che hanno appena conquistato una città. Ma non si vestono, non si nascondono: stanno in piedi, i loro cazzi ancora duri e imponenti, grondanti di sperma e di noi, come se fossero ancora pronti a ripartire. Io e Michela ci guardiamo, ci lecchiamo a vicenda i residui di sperma e di umori.
«Ma siete ancora pronti?» chiedo con un tono incredulo, ma anche con una punta di ammirazione che mi sorprende perfino mentre la pronuncio. Davanti a me, i corpi di Abdul e Mahmoud si stagliano nella penombra della stanza come statue greche, scolpite nel bronzo lucidato dal sudore. I loro cazzi, ancora eretti e forse anche più gonfi di prima, si offrono in una sfida silenziosa. Sento il sangue che mi martella nelle tempie, la gola che si stringe come se non bastasse mai l’aria.
Mahmoud mi guarda con una calma antica, gli occhi scurissimi punteggiati di riflessi dorati, e sorride appena, quel mezzo sorriso che si allarga solo quando il piacere gli spezza la misura.
«È il miracolo della pillola blu, signora,» dice, e lo dice in modo che “signora” non suoni né ironico né servile: è solo una constatazione della mia posizione sulla scena, di come il mio desiderio ormai sia parte integrante dell’arredamento.
Rido, una risata piena, che rimbalza sulle pareti e sopra le testate del letto.
«Allora usatelo bene, perché stanotte non si fanno prigionieri,» sussurro, ma lo sussurro con la voce di chi lancia un ordine. Mi allungo su un angolo del letto, le gambe larghe, il busto eretto: sento i capezzoli tesi come proiettili, la figa che pulsa, il cuore che corre più veloce del tempo. L’aria stessa sembra densa di feromoni, ogni respiro è un atto di coazione e di resa insieme.
«Adesso voglio godermi lo spettacolo. Michela, hai due mulatti a disposizione. Sei tutta per loro. Pronta a soddisfare ogni più piccola perversione.» Pronuncio queste frasi come se stessi recitando una variazione di Medea, ma in realtà sono solo la regista di una fame che non teme censure.
La scena si muove da sé, non serve nemmeno più guidarla. Michela, che fino a un attimo prima era quasi esanime, risponde al richiamo della carne con una rapidità animalesca: si inginocchia tra i corpi dei due, le mani che girano attorno ai loro fusti come se tastasse un nuovo strumento da suonare, le labbra che si aprono subito, senza vergogna. Abdul le afferra la testa con un gesto d’autorità, glielo infila fino alla radice, e io vedo il collo di Michela che si gonfia, i tendini che pulsano, la mascella che lavora per riuscire a contenerlo. Il respiro le esce dalle narici, un sibilo d’acqua bollente, e le lacrime che sgorgano ai lati degli occhi non sono di dolore ma di esaltazione.
La scena è talmente forte che mi sento scivolare fuori dal corpo: mi osservo come se stessi guardando un film, le inquadrature che si spostano tra il primo piano del cazzo che riempie la bocca di Michela, il dettaglio delle vene azzurre, le mani di Abdul che le tengono ferme le tempie, la faccia di Mahmoud che osserva tutto con una specie di devozione. Poi Mahmoud, come se avesse ricevuto un segnale telepatico, scivola dietro a Michela e la solleva di peso per le anche. Il suo cazzo le si appoggia sulla figa gonfia e arrossata, la punta che scivola tra le labbra e si apre un varco come un aratro nel fango bagnato. Michela geme, ma non smette di succhiare Abdul, anzi, sembra che la doppia penetrazione le dia ancora più energia. Il corpo di Michela si inarca, i seni ondeggiano liberi e pesanti, i capezzoli tesi come ferri da calza.
La sequenza si fa sempre più violenta. Mahmoud prende a scopare Michela con colpi regolari, la fa oscillare avanti e indietro mentre Abdul la usa come una bambola da gonfiare. Poi Abdul estrae il cazzo dalla bocca e la fa girare, le sputa in faccia e poi la bacia, succhiando via i suoi stessi umori. Michela ride, una risata isterica che si trasforma subito in un urlo quando Mahmoud le infila un dito nel culo e inizia a lavorarlo con movimenti rapidi.
Non resisto a restare fuori dalla scena. Prendo uno degli strap-on che aveva lasciato Anastasia, il più versatile, quello trasparente e venoso con la base a doppia punta. Lo infilo con lentezza cerimoniale: la parte interna mi penetra e mi fa sobbalzare, la parte esterna la lubrifico con attenzione, cospargendola di un velo spesso e scivoloso che odora vagamente di lavanda. Mi avvicino a Mahmoud, che ormai ha la faccia stravolta dalla libidine, e gli appoggio la punta del mio dildo al buco. Mi guarda, gli occhi semichiusi, un ghigno di sfida sulle labbra.
«Adesso tocca a te sentire cosa si prova,» mormoro, e senza lasciargli il tempo di pensarci glielo spingo dentro, con una forza dosata che subito però diventa impaziente. Mahmoud geme, ma non si tira indietro, anzi: il suo corpo si tende e si apre, accoglie la mia invasione come se aspettasse solo quello, come se avesse sempre saputo che il piacere può essere anche sottomissione.
Per lunghi minuti formiamo un trenino impazzito: io inculo Mahmoud, lui scopa Michela, Abdul le riempie la bocca, poi ruotiamo, ci scambiamo, ricominciamo da capo. Michela viene presa in ogni foro, singolarmente e in doppia, urla di piacere e morde le lenzuola, il suo corpo vibra come un diapason, le carni che si fanno elastiche e fameliche. Alla fine, Abdul decide di innovare: infila il suo cazzo nel culo di Michela mentre Mahmoud la penetra in figa, e io vedo le natiche di Michela che si aprono come petali di magnolia.
Il ritmo delle spinte aumenta: Michela arriva all’orgasmo ininterrottamente, le gambe che tremano, i muscoli delle cosce che si contorcono. Ogni volta che la vedo venire, provo una specie di ebbrezza, sento il mio stesso corpo rispondere in un’eco di piacere, la figa che si contrae attorno al plug interno dello strap-on. Mahmoud gode a sua volta, io lo sento irrigidirsi sotto le mie mani, il culo che si stringe e poi si rilassa, il cazzo che schizza dentro la figa di Michela, una colata di sperma che fuoriesce subito e le imbratta l’interno coscia. Abdul lo segue poco dopo, e la riempie di nuovo nel culo, con uno schiocco sordo e un mugolio animalesco.
*** NOTE ***
---CAPITOLO 4: Tuffo nel 1999 (Recuperate i primi quattro!)---
Allacciate le cinture: vi porto in un 1999 audace, decadente e senza filtri. Non aspettatevi un raccontino, questo è un romanzo vero e proprio con una forte dose di esibizionismo. Se apprezzate, fatemelo sapere con un pollice in su e un commento!
---La Musa e lo Scrittore---
Questa storia non è autobiografica, ma nasce dalle confidenze reali e bollenti della mia amica "Damabiancaesib" (potete ammirarla qui su a69, cercatela). Altri hanno provato a raccontarla, ma lei ha scelto mia penna, anzi la mia tastiera, per svelare le sue fantasie più oscure. Nessun plagio, solo la magia di trasformare i suoi segreti in letteratura. Io sono "solo" l'autore e vivo senza catene, ma lascio sempre la porta socchiusa a chi sa stupirmi con proposte intriganti.
---A Voi la Mossa---
Incoronatemi Maestro dell'Erotismo con un bel voto, o lasciate un commento spudorato. E se vi sentite audaci, scivolate nei miei messaggi privati: chissà che una proposta indecente non trasformi la fantasia in realtà in qualche Club Privé di Bologna...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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